
BGD Base3 e Breeze: stessa anima, due filosofie
Due ali EN-B che condividono il DNA progettuale BGD Performance Project, ma interpretano in modo diverso il concetto di vela intermedia. Una per il cross puro, l’altra per chi vive il volo come avventura leggera.
Se c’è un costruttore che negli ultimi anni ha saputo distinguersi per coerenza progettuale, quel costruttore è BGD. La casa britannica ha costruito una gamma che non si limita a sovrapporre modelli, ma li differenzia per filosofia d’uso pur mantenendo un’impronta tecnica comune. Lo si vede bene mettendo a confronto due delle loro ali più rappresentative della categoria EN-B: il Base3 e il Breeze.
A prima vista condividono tutto: 57 celle, allungamento reale di 5.7, layout 2.5-liner, linee sguainate Edelrid Magix Pro Dry 8001U, winglets. Eppure sono ali pensate per piloti diversi. Capire le differenze aiuta a scegliere quella giusta per il proprio modo di volare.
Il progetto comune: BGD Performance Project
Sia Base3 che Breeze nascono dal BGD Performance Project, lo stesso programma di ottimizzazione da cui è uscita la Diva 2. Il progetto ha introdotto una serie di soluzioni che oggi caratterizzano tutta la gamma alta BGD:
- Arco pronunciato — la vela ha una curvatura laterale marcata che migliora la stabilità in rollio e riduce la resistenza indotta.
- Linee corte — il fascio è più compatto rispetto alle generazioni precedenti, con meno resistenza parassita e miglior risposta ai comandi.
- Profilo rastremato (tapered wing) — la corda si riduce progressivamente verso le estremità alari, ottimizzando la distribuzione della portanza.
- Estremità alari inclinate (raked wingtips) — inclinazione delle punte che riduce i vortici d’estremità e migliora l’efficienza in planata.
- Winglets — una novità per BGD introdotta con il Base3. Non sono un vezzo estetico: aiutano l’ala a uscire dalla spirale picchiata, funzionando come stabilizzatori direzionali in condizioni di alto rateo di discesa.
A queste si aggiunge il layout a 2.5-linee, con tre livelli di cordini al centro e due alle estremità. Il vantaggio è duplice: meno cordini significa meno resistenza, ma il terzo livello nella zona centrale mantiene la stabilità strutturale necessaria per una vela EN-B. La sensazione di pilotaggio con le bretelle posteriori è molto vicina a quella di un due linee.
Base3: la high-B per il cross di distanza
Il Base3 è la sportiva intermedia nella gamma BGD, quella che i britannici definiscono “sports-intermediate high-B”. È la vela per il pilota che ha già fatto cross con una low-B e cerca più prestazioni per allungare le distanze, ma senza voler salire di categoria.
Il peso della vela in taglia M è di 5,3 kg, con una superficie reale di 24,4 m². I materiali raccontano una scelta orientata alla durabilità: estradosso in Porcher Skytex 38 g/m², intradosso in Porcher Eazyfly 40 g/m², struttura interna in Skytex hard finish 40 g/m². Tessuti più pesanti rispetto al Breeze, che si traducono in una maggiore resistenza all’usura per chi vola molto e atterra in siti non sempre agevoli.
Il comportamento in volo è caratterizzato da un’eccellente stabilità sul beccheggio e una bassissima tendenza a passare avanti (surge). Questo lo rende particolarmente facile da gestire in fase di decollo con vento forte: la vela sale controllata e non tende a scavalcarsi. Nonostante questa stabilità, il Base3 rimane comunicativo: trasmette al pilota le informazioni sull’aria attraverso i freni, senza filtrare tutto come farebbe una EN-A.
La disposizione del fascio permette un uso efficace dello sterzo con le bretelle posteriori (rear-riser steering), che consente di pilotare l’ala accelerata senza usare i freni, riducendo la resistenza e migliorando l’efficienza nelle tratte di trasferimento.
Range taglie: XS (55-75 kg) fino a L (100-125 kg), per cinque taglie disponibili.
Breeze: la high-B che pesa come una low-B
Il Breeze è la versione ultraleggera del Base3, ed è qui che le due filosofie si separano. BGD ha preso lo stesso progetto e lo ha alleggerito del 25%, portando il peso della taglia XS a 3,3 kg e della ML a 3,9 kg. Numeri che lo collocano nella fascia delle ali da hike & fly, dove ogni etto conta quando si sale a piedi.
Per ottenere questo risultato, BGD è passata a tessuti più leggeri: Porcher Skytex Classic II da 27 g/m² sia per l’estradosso che per l’intradosso, con un rinforzo da 32 g/m² solo sul bordo d’attacco, la zona più esposta all’usura. La struttura interna è in Skytex hard finish 27 g/m². La scelta del tessuto leggero non è solo una questione di peso: il Classic II ha una buona stabilità dimensionale nel tempo, il che significa che la vela mantiene il profilo anche dopo molte ore di volo.
Il Breeze è disponibile in quattro taglie (dalla XS alla ML), con un range di carico alare che copre da 55 a 108 kg. Rispetto al Base3, manca la taglia L, il che suggerisce che BGD lo considera un’ala per piloti fino a corporatura media-pesante, non per i carichi massimi.
La filosofia di volo è la stessa del Base3: stabilità sul beccheggio, comportamento docile alle basse velocità, winglets per l’uscita dalla spirale. Il Breeze eredita anche l’eccellente comportamento in top landing, favorito dalla gestione fluida alle basse velocità. La differenza si sente nel pileggio: 1,5-2 kg in meno sulla schiena si percepiscono eccome, soprattutto nelle camminate di avvicinamento.
Pilotaggio a confronto
Nonostante condividano lo stesso planform, le due ali si comportano in modo sensibilmente diverso tra le mani. E non è solo una questione di peso.
Il Breeze vira in modo più rapido e stretto. La minore inerzia data dal peso ridotto — 3,7 kg della taglia M contro i 5,3 kg del Base3 — contribuisce, ma non è l’unico fattore. Rispetto al Base3, il Breeze monta linee più sottili (la taglia massima è ML, non L, quindi i diametri dei cordini sono ridotti) e elevatori riprogettati per risparmiare peso. A questo si aggiunge il tessuto più leggero (Porcher Skytex Classic II 27 g/m² contro i 38–40 g/m² del Base3), che modifica la risposta strutturale dell’ala: la vela è complessivamente più cedevole, con una diversa distribuzione delle forze in virata.
Il risultato è un’ala che in termica risponde con più prontezza, chiude la virata con un raggio più stretto e richiede meno escursione di freno per ottenere lo stesso cambio di direzione. La sensazione è di un’ala più “viva” e direttamente connessa alla mano del pilota, particolarmente efficace nelle termiche strette e turbolente dove la prontezza di risposta fa la differenza tra salire e uscire dalla colonna.
Il Base3, dal canto suo, ha una virata più rotonda e progressiva. Il peso maggiore e i tessuti più rigidi stabilizzano la traiettoria, dando una sensazione di solidità e prevedibilità. In termica larga non c’è differenza sostanziale, ma quando la colonna si comprime e richiede virate più strette, il Breeze mostra un vantaggio oggettivo nella capacità di chiudere il raggio — un vantaggio che viene dall’assetto complessivo, non solo dalla bilancia.
Anche la gestione dell’accelerato li differenzia. Il Base3, grazie al rear-riser steering, permette un controllo molto preciso dell’ala in configurazione accelerata, ideale per le tratte di trasferimento tra una termica e l’altra. Il Breeze offre il B/C steering con una sensazione simile, ma la minor massa della vela e il tessuto più leggero lo rendono leggermente più sensibile alle raffiche laterali quando si viaggia a tutta velocità.
Sicurezza: un punto fermo
Entrambe le ali condividono lo stesso telaio progettuale in termini di sicurezza passiva, e il risultato è notevole: siamo di fronte a due vele EN-B che per comportamento in chiusura si collocano al confine con la categoria inferiore.
La chiusura asimmetrica è gestita in modo esemplare su entrambi i modelli. Il profilo reflex e l’arco pronunciato lavorano insieme per limitare l’entità del collasso: quando una porzione d’ala cede, la vela tende a mantenere la porzione aperta in volo, con un’imbardata contenuta e una tendenza alla ri apertura spontanea tra rapida e molto rapida. Sul Base3, BGD ha dichiarato che “prestazionalmente è una high-B, ma come sicurezza potrebbe essere una low-B”. È un’affermazione forte, che nei test pratici si traduce in un comportamento rassicurante: anche in turbolenza sostenuta, l’ala non sorprende.
Il Breeze, pur condividendo lo stesso progetto, beneficia ulteriormente della minore massa: in caso di chiusura asimmetrica, l’ala leggera tende a riaprirsi con ancora più rapidità perché l’inerzia ridotta favorisce il ritorno in assetto. La combinazione di winglets e 2.5-liner garantisce che anche in scenari di chiusura estesa la vela mantenga un comportamento prevedibile, senza tendenza a inghiottire o a entrare in stallo.
Un aspetto che merita una menzione è la stabilità al beccheggio. Entrambe le ali hanno una tendenza molto bassa a passare avanti (surge), il che significa che dopo un collasso o in turbolenza la vela non si porta davanti al pilota in modo aggressivo. Questo semplifica il pilotaggio e riduce il rischio di interventi fuori tempo.
Tabella comparativa
| Caratteristica | Base3 | Breeze |
|---|---|---|
| Certificazione | EN/LTF-B | EN/LTF-B |
| Allungamento reale | 5.7 | 5.7 |
| Celle | 57 | 57 |
| Layout linee | 2.5-liner | 2.5-liner |
| Superficie reale taglia M | 24,4 m² | 24,4 m² |
| Peso vela taglia M | 5,3 kg | 3,7 kg |
| Estradosso | Porcher Skytex 38 g/m² | Porcher Skytex Classic II 27 g/m² |
| Intradosso | Porcher Eazyfly 40 g/m² | Porcher Skytex Classic II 27 g/m² |
| Bordo d’attacco | Porcher Skytex 38 g/m² | Porcher Skytex 32 g/m² |
| Winglets | Sì | Sì |
| Fascio sterzo posteriore | Sì (rear-riser) | Sì (B/C steering) |
| Taglie disponibili | XS, S, M, ML, L | XS, S, M, ML |
Come scegliere
La domanda giusta non è “quale delle due è migliore”, ma “quale si adatta al mio modo di volare”.
Il Base3 è la scelta per il pilota che vola principalmente da decollo auto o con brevi camminate, accumula ore in cross, atterra in siti non sempre perfetti e cerca una vela che duri stagione dopo stagione. I tessuti più pesanti e la costruzione rinforzata lo rendono più adatto a un uso intensivo. Il peso maggiore in vela si traduce anche in una migliore penetrazione in condizioni di vento, per via della massa superiore.
Il Breeze è per chi vive il volo come estensione del trekking: hike & fly, camminate in montagna, avvicinamenti lunghi, voli in posti dove ogni chilo caricato si paga in salita. I tessuti leggeri richiedono più attenzione nella gestione e nella manutenzione, ma il risparmio di peso è tale da giustificare ampiamente la scelta. È anche un’ottima seconda vela per chi ha già un’ala da cross pesante e vuole qualcosa di leggero per i viaggi e le uscite esplorative.
Conclusione
Base3 e Breeze condividono lo stesso progetto di base e lo stesso eccellente livello di sicurezza passiva, che le colloca tra le EN-B più sicure oggi sul mercato. La differenza sta nei materiali, nel peso, nel target d’uso e nelle sensazioni di pilotaggio. Il Breeze vira più stretto e risponde più rapidamente in termica, rendendolo ideale per chi cerca agilità e leggerezza. Il Base3 offre una virata più rotonda e progressiva, con una stabilità in accelerato che lo premia nelle tratte di cross.
BGD ha fatto una scelta chiara: non ha creato due ali diverse, ma due interpretazioni della stessa ala per due modi diversi di intendere il volo libero. Una strategia che pochi costruttori hanno seguito con altrettanta coerenza.
Dati tecnici raccolti da documentazione ufficiale BGD (flybgd.com) — manuali e schede prodotto Base3 v1.0 e Breeze v1.0.



